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L'Ufficio di Segreteria dell'Ordine dei Farmacisti di Teramo resterà chiuso da venerdi 19 a domenica 28 aprile e riaprirà regolarmente lunedi 29 aprile 2019

A nome mio personale e del Consiglio Direttivo dell'Ordine dei Farmacisti di Teramo

Auguro i più sentiti Auguri di una Serena Pasqua.

Il Presidente
(Dr. Silvio Di Giuseppe)

Testo approvato dal Consiglio Nazionale il 7 maggio 2018
 
TITOLO I

OGGETTO E AMBITO DI APPLICAZIONE 


Art. 1
Definizioni
 
1. Il Codice deontologico raccoglie le norme e i principi posti a garanzia del cittadino, della collettività e a tutela dell’etica, della dignità e del decoro della professione del farmacista ed è lo strumento di riferimento dell’Ordine professionale e degli iscritti all’Albo.
 
2. La Federazione Nazionale degli Ordini dei Farmacisti adotta il Codice deontologico in attuazione  delle  funzioni  istituzionali  svolte  dalla  stessa  Federazione  e  dagli  Ordini territoriali, anche nel rispetto del principio di sussidiarietà.
 
3.  L’Ordine  professionale  è  l’ente  pubblico  non  economico  che  garantisce  ai  cittadini  i requisiti di professionalità e la correttezza del comportamento degli iscritti.
 
Art. 2
Ambito di applicazione
 
1.  E’  fatto  obbligo  agli  Ordini  di  recepire  il  presente  Codice  deontologico,  nonché  di divulgare le disposizioni in esso contenute, di promuoverne la conoscenza e di verificarne il rispetto.
 
2. Tutti i farmacisti iscritti all’Albo sono tenuti a conoscere e osservare le norme e i principi contenuti  nel  presente  Codice  deontologico  ed  a  tenere  sempre,  anche  al  di  fuori dell’esercizio della professione, una condotta consona al proprio ruolo, tale da non portare in nessun caso discredito alla professione.
 
 
TITOLO II
PRINCIPI E DOVERI GENERALI
 
CAPO I
DOVERI GENERALI DEL FARMACISTA
 
Art. 3
Libertà, indipendenza e autonomia della professione
 
1. Il farmacista deve:
a)  dichiarare, al momento dell’iscrizione all’Albo, di aver letto il Codice deontologico;
b)  rispettare  i  principi  del  giuramento  professionale,  che  costituisce  parte  integrante  del presente Codice deontologico;
c)  operare  in  piena  autonomia,  libertà,  indipendenza  e  coscienza  professionale, conformemente ai principi etici propri dell’essere umano  e tenendo sempre presenti i diritti  del  malato  e  il  rispetto  della  vita,  senza  sottostare  ad  interessi,  imposizioni  o condizionamenti di qualsiasi natura; 
d)  nel  rispetto  del  principio  costituzionale  di  uguaglianza  assicurare,  con  diligente professionalità,  la  presa  in  carico  di  ogni  paziente,  senza  alcuna  discriminazione,  e perseguire il principio di universalità del Servizio Sanitario nella tutela della salute;
e)  promuovere  e  divulgare  trattamenti  scientifici  validati  dalle  Autorità  competenti  e quindi di comprovata efficacia, anche con riferimento alle medicine non convenzionali; 
f)  osservare gli indirizzi di natura professionale e deontologica enunciati dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Farmacisti e dall’Ordine di appartenenza.
 
2. Al farmacista è vietato porre in essere, consentire o agevolare a qualsiasi titolo:
a)  l’esercizio abusivo della professione;
b)  la dispensazione di farmaci in modo pericoloso per la salute pubblica; 
c)  ogni atto che configuri concorrenza sleale di cui all’art. 2598 del Codice Civile. 
 
Art. 4
Dovere di collaborazione con autorità ed enti sanitari
 
1.  Il  farmacista,  nella  sua  qualità  di  operatore  sanitario,  collabora  con  le  autorità coadiuvandole  nel  raggiungimento  degli  obiettivi  istituzionali.  Il  farmacista  è  tenuto,  in particolare,  a  collaborare  e  mettersi  a  disposizione  delle  autorità  preposte  in  tutte  le situazioni di calamità pubblica.
 
2. Il farmacista partecipa a campagne di prevenzione e di educazione sanitaria promosse o organizzate dalle competenti Autorità di concerto con la Federazione Nazionale degli Ordini dei Farmacisti o con l’Ordine territoriale.
 
Art. 5
Attività di sperimentazione e ricerca
 
1.  Il  farmacista,  nell’attività  di  ricerca  e  sperimentazione  approvata  dal  competente Comitato  Etico,  persegue  il  progresso  scientifico,  il  cui  obiettivo  primario  è  quello  di migliorare le conoscenze al fine di tutelare la salute dei pazienti.
 
 
Art. 6
Medicine non convenzionali
 
1.  Il  farmacista,  nell’ambito  delle  sue  competenze  e  prerogative  professionali,  garantisce un’informazione  corretta  e  veritiera  finalizzata  ad  evitare  che  il  paziente  si  sottragga  da trattamenti scientificamente fondati e di comprovata efficacia. 
 
2. Il farmacista si impegna ad estendere la propria competenza professionale alle medicine non convenzionali. 
 
 
CAPO II
OBBLIGHI PROFESSIONALI DEL FARMACISTA
 
Art. 7
Distintivo professionale e camice bianco
 
1.  Nell’esercizio  dell’attività  professionale  al  pubblico  il  farmacista  ha  l’obbligo  di indossare  il  camice  bianco  unitamente  al  distintivo  professionale  e  ad  un  tesserino identificativo  con  indicazione  del  nome,  del  cognome,  nonché  del  numero  di  iscrizione   all’Albo e dell’Ordine di appartenenza. Il distintivo può essere integrato anche nel tesserino identificativo.
 
2.  Il  camice  bianco  unitamente  ad  un  tesserino  identificativo  recante  la  relativa qualificazione è, altresì, indossato dai tirocinanti. 
 
3. Il distintivo professionale è quello adottato dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Farmacisti e distribuito dall’Ordine territorialmente competente e può essere utilizzato solo dai  farmacisti  iscritti  all’Albo  che  esercitano  la  professione  nelle  strutture  pubbliche  o private ove è prevista per legge la figura del farmacista. In caso di cancellazione dall’Albo, il tesserino dovrà essere restituito al competente Ordine territoriale.  
 
4.  Il  direttore  di  farmacia  pubblica  o  privata  ed  il  farmacista  responsabile  degli  esercizi commerciali  di  cui  all’art.  5  del  D.L.  223/2006,  convertito,  con  modificazioni,  dalla  L. 248/2006, devono curare che il distintivo professionale unitamente al camice bianco siano prerogativa  esclusiva  del  farmacista.  Qualora  il  direttore  o  il  farmacista  responsabile  non riescano a far rispettare le disposizioni del presente articolo dalla proprietà della farmacia o dell’esercizio di vicinato hanno il dovere di segnalare l’inosservanza all’Ordine.
 
Art. 8
Dispensazione e fornitura dei medicinali
 
1. La dispensazione del medicinale è un atto sanitario, a tutela della salute e dell’integrità psicofisica del paziente.
 
2. La dispensazione e la fornitura di qualunque medicinale sono prerogativa esclusiva del farmacista, che assolve personalmente a tale obbligo professionale e ne assume la relativa responsabilità. 
 
Art. 9
Preparazione galenica di medicinali 
 
1.  La  responsabilità  della  preparazione  galenica  di  medicinali  è  prerogativa  esclusiva  del farmacista.  
 
2.  Il  farmacista,  nella  preparazione  dei  medicinali,  è  tenuto  a  osservare  le  procedure  di allestimento previste dalla normativa, al fine di garantirne la qualità come presupposto di efficacia e sicurezza. 
 
Art. 10
Farmacovigilanza, aderenza e appropriatezza terapeutica
 
1. Il farmacista concorre alla tutela della salute pubblica attraverso una puntuale osservanza delle  norme  di  farmacovigilanza,  provvedendo  alla  segnalazione  di  ADR  alle  autorità competenti.
 
2.  Il  farmacista  pone  in  essere  ogni  utile  iniziativa  professionale  volta  ad  assicurare l’aderenza  alle  terapie  farmacologiche,  contribuendo  a  garantire  un  maggiore  livello  di efficacia  delle  medesime  a  tutela  della  salute  del  paziente  e  di  un  corretto  governo  della spesa del Servizio Sanitario Nazionale.


3. Il farmacista collabora con il medico e con le strutture del Servizio Sanitario Nazionale,
al fine di assicurare la migliore appropriatezza terapeutica.
 
Art. 11
Formazione permanente e aggiornamento professionale
 
1.  La  formazione  permanente  e  l’aggiornamento  sono  presupposti  per  garantire l’appropriatezza e l’efficacia della prestazione professionale.
 
2.  Il  farmacista  ha  il  dovere  della  formazione  permanente  e  dell’aggiornamento professionale  al  fine  di  adeguare  costantemente  le  proprie  conoscenze  al  progresso scientifico,  all’evoluzione  normativa,  ai  mutamenti  dell’organizzazione  sanitaria  e  alla domanda di salute dei cittadini. 
 
3. Il farmacista partecipa alle iniziative gratuite di formazione permanente e aggiornamento professionale alle quali la Federazione Nazionale degli Ordini dei Farmacisti o l’Ordine di appartenenza  abbiano  previsto  la  partecipazione,  con  particolare  riferimento  al  dossier formativo di gruppo predisposto dalla Federazione stessa o dall’Ordine.
 
Art. 12
Abuso e uso non terapeutico dei medicinali
 
1. Il farmacista pone in essere ogni iniziativa di sua competenza professionale finalizzata al contrasto dell’uso, umano o veterinario, di medicinali o sostanze farmacologiche per finalità non terapeutiche e, in particolare, a fini di doping. 
 
2. Il farmacista promuove l’automedicazione responsabile e scoraggia l’uso di medicinali di automedicazione quando non giustificato da esigenze terapeutiche.
 
3.  Il  farmacista,  allorquando  ne  venga  a  conoscenza,  ha  il  dovere  di  segnalare  alla competente autorità i casi di abuso o uso non terapeutico di medicinali.
 
 
TITOLO III
RAPPORTI CON I CITTADINI
 
Art.13
Pharmaceutical care e presa in carico del paziente
 
1.  Il  farmacista  deve  assicurare  il  rispetto  dei  principi  ispiratori  della  professione,  anche promuovendo la pharmaceutical care e la presa in carico del paziente. 
 
2.  Il  farmacista  assicura  che  la  prestazione  dei  nuovi  servizi  erogati  dalle  farmacie nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale avvenga nel rispetto della normativa vigente e in  conformità  alle  Linee  Guida  approvate  dalla  Federazione  Nazionale  degli  Ordini  dei Farmacisti. 
 
Art. 14
Libera scelta della farmacia
 
1.  Al  farmacista  è  vietato  porre  in  essere  iniziative  o  comportamenti  che  limitino  o impediscano il diritto di libera scelta della farmacia da parte dei cittadini.
 
Art. 15
Attività di consiglio e di consulenza
 
1.  Nell’attività  di  dispensazione,  consiglio  e  consulenza  professionale,  il  farmacista garantisce un’informazione sanitaria chiara, corretta e completa, con particolare riferimento all’uso  appropriato  dei  medicinali,  alle  loro  controindicazioni  e  interazioni,  agli  effetti collaterali e alla loro conservazione.
 
2. Il farmacista è tenuto ad informare il paziente circa l’esistenza di farmaci equivalenti.
 
 
TITOLO IV
RAPPORTI CON I MEDICI, I VETERINARI E GLI ALTRI SANITARI
 
Art. 16
Rapporti con le altre professioni sanitarie
 
1.  La  comunicazione  tra  i  professionisti  della  sanità  si  ispira  ai  principi  del  rigore scientifico.
 
2. Il farmacista, nel rapporto con gli altri operatori della sanità, deve attenersi al principio del  rispetto  reciproco,  favorendo  la  collaborazione,  l’integrazione  e  la  condivisione, nell’ambito  delle  rispettive  competenze  e  correlate  responsabilità,  anche  attraverso  lo scambio di conoscenze ed informazioni.
 
Art. 17
Comparaggio e altri accordi illeciti
 
1. I rapporti con i sanitari abilitati alla prescrizione di medicinali non devono essere motivati e condizionati da interessi o vantaggi economici nel rispetto della normativa vigente.
 
2.  Costituisce  grave  abuso  professionale  incentivare,  in  qualsiasi  forma,  le  prescrizioni mediche o veterinarie, anche nell’ipotesi in cui ciò non costituisca comparaggio.
 
3.  Costituisce  grave  abuso  e  mancanza  professionale  acconsentire,  proporre  o  accettare accordi  tendenti  a  promuovere  la  dispensazione  di  medicinali  finalizzata  ad  un  loro  uso incongruo o eccedente le effettive necessità terapeutiche per trarne un illecito vantaggio.
 
Art. 18
Divieto di accaparramento di ricette
 
1. Il farmacista non deve promuovere, organizzare o aderire a iniziative di accaparramento di prescrizioni mediche comunque e dovunque poste in essere.
 
 
TITOLO V
RAPPORTI PROFESSIONALI CON I COLLEGHI E I TIROCINANTI
 
 
Art. 19
Dovere di collaborazione 
 
1.  Il  farmacista  deve  tenere  nei  confronti  dei  colleghi  un  comportamento  improntato  alla correttezza e alla collaborazione professionale, nel rispetto dei ruoli e delle competenze.
 
2. Il farmacista che accoglie gli studenti in tirocinio pre lauream concorre, di concerto con l’Università  e  l’Ordine  professionale,  alla  loro  formazione,  verificando  che  questi acquisiscano  le  necessarie  competenze  tecnico-professionali  e  deontologiche.  La  relativa presenza in farmacia deve avvenire nel rispetto delle disposizioni vigenti, anche di natura regolamentare, ivi incluse quelle in materia di sicurezza.           
 
Art. 20
Controversie professionali
 
1.  Eventuali  divergenze  e  controversie  di  natura  professionale,  per  un  tentativo  di conciliazione, sono sottoposte alla valutazione dell’Ordine professionale, prima di adire le vie legali. 
 
Art. 21
Comportamenti disdicevoli nei rapporti con colleghi e collaboratori
 
1. E’ deontologicamente sanzionabile:
a)  porre in essere o favorire forme di sfruttamento dell’attività professionale dei colleghi;
b)  indurre i colleghi, anche propri collaboratori, a comportarsi in modo non conforme alle disposizioni  che  disciplinano  l’esercizio  della  professione  o  in  modo  contrario  alla deontologia professionale; 
c)  porre in essere qualsiasi forma di discriminazione, molestia o mobbing nei confronti di colleghi o altri lavoratori.
 
 
TITOLO VI
RAPPORTI CON L’ORDINE PROFESSIONALE
 
Art. 22
Dovere di collaborazione e comunicazione
 
1. Il farmacista ha l’obbligo di prestare la massima disponibilità, collaborazione e rispetto nei  rapporti  con  l’Ordine  professionale  per  l’espletamento  delle  funzioni  allo  stesso attribuite dall’ordinamento.
 
2. Il farmacista ha l’obbligo di segnalare all’Ordine di appartenenza ogni iniziativa tendente ad  imporgli  comportamenti  contrari  alle  disposizioni  che  disciplinano  l’esercizio  della professione o comunque non conformi ai principi della deontologia professionale.
 
3. Il farmacista è tenuto a comunicare all’Ordine presso il quale è iscritto ogni variazione relativa ai dati inseriti nell’Albo professionale, negli elenchi e nei registri, nonché a quelli relativi alle specializzazioni e all’esercizio professionale ai fini del corretto svolgimento dei compiti istituzionali previsti dalla normativa vigente.
    
TITOLO VII
PUBBLICITA’ E INFORMAZIONE SANITARIA
 
Art. 23
Principi 
 
1. La pubblicità della professione di farmacista e l’informazione sanitaria, con qualunque mezzo diffuse, sono consentite nel rispetto dei principi di correttezza, veridicità, trasparenza e non devono essere equivoche, ingannevoli o denigratorie. Esse devono essere funzionali all’oggetto  e  realizzate  in  modo  consono  alle  esigenze  di  tutela  della  salute  di  cui  la
professione  di  farmacista  è  garante.  Contestualmente  all’attivazione  della  pubblicità,  il farmacista è tenuto a trasmetterne il contenuto all’Ordine di appartenenza.  
 
2.  Il  farmacista  non  può  operare  alcuna  forma  di  pubblicità  in  favore  di  esercenti  altre professioni sanitarie o di strutture sanitarie. 
 
3. Il farmacista non può accettare né proporre l'esposizione di comunicazioni pubblicitarie relative  alla  propria  farmacia  ovvero  all’esercizio  di  cui  all’art.  5  del  D.L.  223/2006, convertito, con modificazioni, dalla L. 248/2006, negli studi, ambulatori medici e veterinari, cliniche  e  strutture  sanitarie  e  socio-assistenziali.  Qualora  il  direttore  o  il  farmacista
responsabile non riescano a far rispettare le disposizioni del presente articolo dalla proprietà della  farmacia  o  dell’esercizio  di  vicinato  hanno  il  dovere  di  segnalare  l’inosservanza all’Ordine.    
 
4.  La  pubblicità  della  farmacia,  con  qualunque  mezzo  diffusa,  è  consentita  e  libera  nel rispetto  dei  principi  di  correttezza,  veridicità  e  trasparenza  e  non  deve  essere  equivoca, ingannevole o denigratoria a tutela e nell’interesse dei cittadini. Essa deve essere funzionale all’oggetto e realizzata in modo consono alle esigenze di salvaguardia della salute di cui la farmacia è presidio.  
 
5.  E’  conforme  alle  norme  deontologiche  rendere  noti  al  pubblico  elementi  conoscitivi, veritieri  e  corretti  relativi  ai  servizi  prestati,  ai  reparti  presenti  nella  farmacia,  nonché  ai prezzi praticati.
 
 
TITOLO VIII
ATTIVITA’ PROFESSIONALE NELLA FARMACIA
 
Art. 24
Organizzazione dell’esercizio della farmacia 
 
1. Il direttore è responsabile dell’organizzazione complessiva della farmacia e deve curare,in  particolare,  che  l’esercizio  sia  organizzato  in  modo  adeguato  al  ruolo  che  la  farmacia svolge in quanto presidio sociosanitario e centro di servizi sanitari. 

2.  Il  direttore  è  garante  e  personalmente  responsabile,  nell’ambito  della  farmacia  da  lui diretta, del rispetto delle disposizioni di legge e di tutte le regole deontologiche vigenti che saranno applicate in maniera uniforme, omogenea e senza distinzioni. 

3.  Eventuali  inosservanze  alle  previsioni  che  precedono  saranno  valutate  in  sede disciplinare, secondo criteri di omogeneità, par condicio ed uniformità e senza distinzioni in ordine alla proprietà della farmacia. Qualora la proprietà della farmacia non faccia osservare le  prescrizioni  del  Codice  Deontologico  il  farmacista  direttore  ha  il  dovere  di  segnalare l’inosservanza all’Ordine.
 

Art. 25
Insegna della farmacia e cartelli indicatori
 
1.  Salvo  specifiche  norme  derivanti  da  leggi,  regolamenti  e  ordinanze,  la  denominazione farmacia  nell’insegna  e  l’emblema  della  croce,  necessariamente  di  colore  verde,  sono obbligatorie. 
 
2. I cartelli indicatori, da intendersi esclusivamente come i cartelli che indicano la direzione e la distanza per raggiungere la farmacia più vicina, anche in forma di freccia direzionale, devono essere installati nell'ambito territoriale della sede farmaceutica di pertinenza prevista nella pianta organica.
 
3.  I  cartelli  indicatori  devono  riportare  obbligatoriamente  sia  la  direzione  che  la  distanza della farmacia. 
 
Art. 26
Medicinali soggetti a prescrizione medica
 
1. Il farmacista deve respingere le richieste di medicinali senza la prescritta ricetta medica o veterinaria o redatte su ricette prive dei requisiti stabiliti dalla legge. 
 
2. Sono fatti salvi i casi di urgenza già regolati dalla normativa vigente e quelli in cui ricorra lo stato di necessità per salvare, chiunque ne faccia richiesta, dal pericolo immediato di un danno grave alla persona. 
 
Art. 27
Divieto di detenere e dispensare medicinali non autorizzati
 
1. Il farmacista, fatta eccezione per i casi disciplinati da specifiche norme, non può detenere né dispensare, né promuovere medicinali industriali non autorizzati al commercio in Italia, ancorché prescritti su ricetta medica. 
 
Art. 28
Controllo sulla ricetta
 
1. La dispensazione dei medicinali soggetti a prescrizione medica è subordinata alla verifica da parte del farmacista dei requisiti formali e sostanziali della ricetta, a garanzia della tutela della salute del paziente.
 
2. Qualora necessario, il farmacista, prima di procedere alla dispensazione del medicinale, prende  contatto  con  il  medico  o  veterinario  prescrittore,  riservatamente  e  in  spirito  di collaborazione, per il necessario chiarimento.   
 
 
Art. 29 
Violazione di norme convenzionali
 
1. Il rispetto delle disposizioni di natura professionale contenute negli atti convenzionali che disciplinano i rapporti tra il SSN e le sue articolazioni territoriali e le farmacie pubbliche e private costituisce per il farmacista preciso obbligo deontologico che, ove disatteso, forma oggetto di valutazione disciplinare.
 
Art. 30 
Consegna a domicilio dei medicinali
 
1.  La  consegna  a  domicilio  dei  medicinali  soggetti  a  prescrizione  medica  può  essere effettuata soltanto dopo che in farmacia sia avvenuta la spedizione della ricetta originale.
 
2. Il farmacista che pone in essere iniziative di consegna a domicilio dei medicinali deve assicurare che tale servizio sia svolto nel rispetto di quanto previsto dagli artt. 14, 15 e 39 e deve garantire, oltre alla sicurezza, corrette condizioni di conservazione dei medicinali.
 
  
TITOLO IX
ATTIVITA' PROFESSIONALE NEGLI ESERCIZI COMMERCIALI DI VICINATO
 
Art. 31
Prescrizioni per l’attività professionale negli esercizi commerciali
 
1. Il farmacista responsabile dell’esercizio commerciale di cui all’art. 5 del D.L. 223/2006, convertito, con modificazioni, dalla L. 248/2006 deve curare che l'esercizio sia organizzato in modo conforme alle normative vigenti.
 
2. Le eventuali insegne dell’esercizio commerciale di cui al comma 1 devono essere chiare e non ingannevoli. La relativa croce eventualmente esposta deve essere di colore diverso dal verde. 
 
3. Il farmacista responsabile deve assicurare che nell’esercizio commerciale di cui al comma 1 non siano presenti o spedite ricette del SSN e non siano detenuti o dispensati medicinali con  obbligo  di  ricetta  medica,  ad  eccezione  di  quelli  previsti  dalla  normativa  vigente.
Qualora  il  farmacista  responsabile  non  riesca  a  far  rispettare  le  disposizioni  del  presente articolo dalla proprietà dell’esercizio ha il dovere di segnalare l’inosservanza all’Ordine. 
 
 
TITOLO X
ATTIVITA’ PROFESSIONALE NELL’INDUSTRIA FARMACEUTICA
 
 
Art. 32
Principi di comportamento 
 
1. Il farmacista che esercita la propria attività  nell’industria farmaceutica deve tutelare la propria  autonomia  ed  indipendenza  professionale,  nel  rispetto  delle  previsioni  contenute negli articoli 3 e 5.
  
Art. 33
Farmacista informatore tecnico-scientifico
 
1. Il farmacista informatore tecnico-scientifico deve promuovere la corretta conoscenza dei farmaci sulla base di esclusive valutazioni scientifiche.  
 
 
TITOLO XI
ATTIVITA’ PROFESSIONALE NELLE STRUTTURE SANITARIE PUBBLICHE E
PRIVATE NON APERTE AL PUBBLICO
 
Art. 34
Rapporti con gli altri sanitari e colleghi
 
1. Il farmacista che esercita la professione nelle strutture sanitarie pubbliche e private non aperte al pubblico deve agire su un piano di pari dignità e autonomia con gli altri sanitari e colleghi con i quali deve instaurare rapporti di costruttiva collaborazione professionale, nel rispetto dei reciproci ruoli.
 
2.  Il  farmacista,  nei  rapporti  con  i  colleghi  delle  farmacie  territoriali,  deve  favorire  lo scambio  di  informazioni  che  possano  consentire  la  realizzazione  di  un’assistenza farmaceutica  adeguata  alle  necessità  sanitarie  nel  tempo  e  nei  luoghi  in  cui  opera,  nel rispetto  dei  Livelli  Essenziali  di  Assistenza  (LEA)  e  con  spirito  collaborativo  e  di integrazione.
  
Art. 35
Controllo sulla dispensazione dei medicinali
 
1. Il farmacista che esercita la professione nelle strutture sanitarie pubbliche deve vigilare scrupolosamente affinché, ove sia prevista la dispensazione diretta del farmaco al paziente, la consegna sia effettuata soltanto da farmacisti e nel rispetto di quanto previsto dall’art. 14. Il farmacista deve, inoltre, curare che la dispensazione dei farmaci, su richiesta nominativa
per  uno  specifico  paziente  con  piano  terapeutico  o  in  “dose  unitaria”,  avvenga,  dalle strutture farmaceutiche di propria competenza alle Unità Operative, sotto il diretto controllo e  la  personale  responsabilità  di  un  farmacista.  Nell’allestimento  delle  preparazioni galeniche, deve, altresì, rispettare le prescrizioni dell’art. 9.
 
  
TITOLO XII
ATTIVITA’ PROFESSIONALE NELL’AMBITO DELLA DISTRIBUZIONE
INTERMEDIA
 
Art. 36
Doveri del direttore tecnico responsabile
 
1.  Il  farmacista  che  opera  nella  distribuzione  intermedia  deve  assicurare  che  tutti  i medicinali  siano  conservati  e  trasportati  nelle  condizioni  idonee.  Egli  garantisce  che  i medicinali siano ceduti esclusivamente a soggetti autorizzati alla distribuzione all’ingrosso o alla vendita  diretta  di  medicinali, alle farmacie e agli esercizi di cui all’art. 5 del  D.L.
223/2006, convertito, con modificazioni, dalla L. 248/2006.
 
 
TITOLO XIII 
VENDITA DI MEDICINALI TRAMITE INTERNET
E PRODOTTI DIVERSI DAI MEDICINALI
 
Art. 37
Vendita di medicinali tramite internet
 
1. Le farmacie e gli esercizi commerciali di cui all’art. 5 del D.L. 223/2006, convertito, con modificazioni,  dalla  L.  248/2006,  autorizzati  ai  sensi  dell’articolo  112-quater  del  D.Lgs.
219/2006, possono effettuare la fornitura a distanza al pubblico dei medicinali senza obbligo di  prescrizione  tramite  Internet  o  altre  reti  informatiche,  nel  rispetto  delle  specifiche tecniche e normative previste.
 
Art. 38
Prodotti diversi dai medicinali
 
1.  Nell’attività  di  vendita  di  prodotti  diversi  dai  medicinali,  il  farmacista  ha  l’obbligo  di agire in conformità con il ruolo sanitario svolto, nell’interesse della salute del cittadino e dell’immagine professionale del farmacista. 
 
 
TITOLO XIV
SEGRETO PROFESSIONALE, RISERVATEZZA, 
TRATTAMENTO DEI DATI E PRIVACY
Art. 39
Segreto professionale, riservatezza, trattamento dei dati e privacy
 
1. La conservazione del segreto su fatti e circostanze  dei quali il farmacista sia venuto a conoscenza in ragione della sua attività professionale, oltre che un obbligo giuridico, è un imprescindibile dovere morale, che il farmacista deve esigere anche dai collaboratori e dagli incaricati  del  trattamento  dei  dati  personali.  Il  farmacista  può  rivelare  fatti  coperti  dal segreto professionale nelle ipotesi previste dalla normativa vigente. 
 
2. Il farmacista, nel trattamento dei dati personali, anche sensibili, è tenuto al rispetto della normativa vigente in materia di riservatezza e protezione dei dati. Il farmacista assicura la non identificabilità dei soggetti coinvolti nelle pubblicazioni o divulgazioni scientifiche di dati e studi clinici. 
 
3.  Per  la  valutazione  della  gravità  dell’inosservanza  degli  obblighi  di  cui  al  presente articolo, può essere preso in considerazione l’eventuale vantaggio economico ottenuto dal farmacista  da  altra  persona  e,  parimenti,  l’eventuale  danno,  anche  morale,  causato  al paziente o familiare.   
  
 
TITOLO XV
INFRAZIONI AL CODICE DEONTOLOGICO
 
Art. 40
Infrazioni al Codice Deontologico e potestà disciplinare dell’Ordine
 
1.  Le  infrazioni  al  presente  Codice  deontologico  sono  valutate  in  sede  disciplinare dall’Ordine di appartenenza su proposta dell’Ufficio istruttorio regionale.
 
2. Il farmacista è sottoposto alla vigilanza deontologica da parte dell’Ordine nel cui ambito provinciale  esercita  l’attività  professionale,  ferma  restando  la  competenza  disciplinare spettante all’Ordine presso il quale il sanitario è iscritto.
 
3. L’Ordine professionale può convocare i farmacisti esercenti nell’ambito del territorio di sua  competenza  affinché  forniscano  chiarimenti  in  merito  a  specifiche  condotte,  avendo cura di informare il Presidente dell’Ordine presso cui il sanitario è iscritto.
 
4.  E’  sanzionabile  qualsiasi  violazione  di  norme  di  leggi  o  regolamenti  che  disciplinano l’esercizio  della  professione  di  farmacista  e  il  servizio  farmaceutico  nonché  di provvedimenti o ordinanze emanati dalle competenti autorità per ragioni di igiene o sanità pubblica.
 
5. E’ sanzionabile qualsiasi abuso o mancanza nell’esercizio della professione e comunque qualsiasi comportamento che abbia causato o possa causare un disservizio o un danno alla salute del cittadino.
 
6. Le sanzioni devono essere commisurate alla gravità dei fatti e devono tener conto della reiterazione  dei  comportamenti,  nonché  delle  specifiche  circostanze,  soggettive  ed oggettive, che hanno concorso a determinare la violazione.
 
7. Nell’esercizio di attività professionali all’estero, ove consentite, il farmacista italiano è tenuto al rispetto delle norme deontologiche nazionali, nonché di quelle dello Stato in cui viene  svolta  l’attività  che  hanno  natura  prevalente  sulle  prime.  Del  pari  il  farmacista cittadino comunitario o di Paese extra UE, nell’esercizio dell’attività professionale in Italia,
quando questa gli sia consentita, è tenuto alla conoscenza e al rispetto della legislazione e delle norme deontologiche vigenti in Italia.  
 
 
APPENDICE
 
 
GIURAMENTO DEL FARMACISTA
Testo approvato dal Consiglio Nazionale il 15.12.2005
 
GIURO
 
I
 
DI  ESERCITARE  L'ARTE  FARMACEUTICA  IN  LIBERTÀ  E  INDIPENDENZA  DI GIUDIZIO  E  DI  COMPORTAMENTO,  IN  SCIENZA  E  COSCIENZA  E  NEL  RIGOROSO RISPETTO  DELLE  LEGGI,  DEI  REGOLAMENTI  E  DELLE  NORME  DI  DEONTOLOGIA PROFESSIONALE;
 
II
 
DI DIFENDERE IL VALORE DELLA VITA CON LA TUTELA DELLA SALUTE FISICA E PSICHICA  DELLE  PERSONE  E  IL  SOLLIEVO  DELLA  SOFFERENZA  COME  FINI ESCLUSIVI  DELLA  PROFESSIONE,  AD  ESSI  ISPIRANDO  OGNI  MIO  ATTO PROFESSIONALE  CON  RESPONSABILITÀ  E  COSTANTE  IMPEGNO  SCIENTIFICO, CULTURALE  E  SOCIALE,  AFFERMANDO  IL  PRINCIPIO  ETICO  DELL'UMANA SOLIDARIETÀ;
 
III
 
DI  ASSISTERE  TUTTI  COLORO  CHE  RICORRERANNO  ALLA  MIA  OPERA PROFESSIONALE  CON  SCRUPOLO,  ATTENZIONE  E  DEDIZIONE,  SENZA  ALCUNA DISTINZIONE  DI  RAZZA,  RELIGIONE,  NAZIONALITÀ,  CONDIZIONE  SOCIALE  E IDEOLOGIA POLITICA E NEL PIÙ RIGOROSO RISPETTO DELLA LORO DIGNITÀ;
 
 
IV
 
DI  AFFIDARE  LA  MIA  REPUTAZIONE  ESCLUSIVAMENTE  ALLE  MIE  CAPACITÀ PROFESSIONALI E ALLE  DOTI MORALI  DI CUI SAPRÒ DARE PROVA E DI EVITARE, ANCHE  AL  DI  FUORI  DELL'ESERCIZIO  PROFESSIONALE,  OGNI  ATTO  E COMPORTAMENTO CHE POSSANO LEDERE IL PRESTIGIO, LA DIGNITÀ E IL DECORO
DELLA PROFESSIONE FARMACEUTICA. 
 
LO GIURO      
 
 
Atti di concorrenza sleale
 
Art. 2598 c.c.
 
Ferme le disposizioni che concernono la tutela dei segni distintivi [c.c. 2563, 2568, 2569] e dei diritti di brevetto [c.c. 2584, 2592, 2593], compie atti di concorrenza sleale chiunque:
1) usa nomi o segni distintivi idonei a produrre confusione [c.c. 2564] con i nomi o con i segni distintivi legittimamente usati da altri, o imita servilmente i prodotti di un concorrente, o compie con  qualsiasi  altro  mezzo  atti  idonei  a  creare  confusione  con  i  prodotti  e  con  l'attività  di  un concorrente;
2)  diffonde  notizie  e  apprezzamenti  sui  prodotti  e  sull'attività  di  un  concorrente,  idonei  a determinarne il discredito, o si appropria di pregi dei prodotti o dell'impresa di un concorrente;
3)  si  vale  direttamente  o  indirettamente  di  ogni  altro  mezzo  non  conforme  ai  principi  della
correttezza professionale e idoneo a danneggiare l'altrui azienda [c.c. 1175, 2599, 2600].
 
 
La figura del farmacista è espressamente prevista per legge nelle seguenti strutture:
 
FARMACIE PRIVATE
 
TULS-R.D.  27 luglio 1934, n. 1265
 
Art. 122
La  vendita  al  pubblico  di  medicinali  a  dose  o  forma  di  medicamento  non  è  permessa  che  ai farmacisti  e  deve  essere  effettuata  nella  farmacia  sotto  la  responsabilità  del  titolare  della medesima.
Sono  considerati  medicinali  a  dose  o  forma  di  medicamento,  per  gli  effetti  della  vendita  al pubblico,  anche  i  medicamenti  composti  e  le  specialità  medicinali,  messi  in  commercio  già preparati e condizionati secondo la formula stabilita dal produttore.
Tali  medicamenti  composti  e  specialità  medicinali  debbono  portare  sull'etichetta  applicata  a ciascun  recipiente  la  denominazione  esatta  dei  componenti  con  la  indicazione  delle  dosi;  la denominazione deve essere quella usuale della pratica medica, escluse le formule chimiche.
Il contravventore è punito con la sanzione amministrativa da lire 100.000 a 1.000.000.
 
Art. 378
Le  farmacie  il  cui  titolare  non  sia  farmacista  debbono  avere,  per  direttore  responsabile,  in conformità al disposto dell'art. 121, un farmacista inscritto nell'albo professionale.
 
D.Lgs.C.P.S. 13 settembre 1946, n. 233
 
Art. 5
1. Ciascun Ordine ha uno o più albi permanenti, in cui sono iscritti i professionisti della rispettiva professione, ed elenchi per categorie di professionisti laddove previsti da specifiche norme.
2. Per l'esercizio  di  ciascuna delle professioni  sanitarie, in  qualunque forma giuridica svolto,  è necessaria l'iscrizione al rispettivo albo.
3. Per l'iscrizione all'albo è necessario:
a) avere il pieno godimento dei diritti civili;
b) essere in possesso del prescritto titolo ed essere abilitati all'esercizio professionale in Italia;
c) avere la residenza o il domicilio o esercitare la professione nella circoscrizione dell'Ordine.
 
4. Fermo restando quanto disposto dal decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206, in materia di riconoscimento  delle  qualifiche  professionali,  possono  essere  iscritti  all'albo  gli  stranieri  in possesso dei requisiti di cui al comma 3, che siano in regola con le norme in materia di ingresso e soggiorno in Italia.
5. Gli  iscritti che si  stabiliscono in  un Paese estero possono  a domanda  conservare l'iscrizione all'Ordine professionale italiano di appartenenza.
 
L. 8 novembre 1991, n. 362, come modificata dalla L. 4 agosto 2017, n. 124
 
Art. 7 Titolarità e gestione della farmacia 
1.  Sono  titolari  dell'esercizio  della  farmacia  privata  le  persone  fisiche,  in  conformità  alle disposizioni  vigenti,  le  società  di  persone,  le  società  di  capitali  e  le  società  cooperative  a responsabilità limitata.
2. Le società di cui al comma 1 hanno come oggetto esclusivo la gestione di una farmacia. La partecipazione alle società di cui al comma 1 è incompatibile con qualsiasi altra attività svolta nel settore  della  produzione  e  informazione  scientifica  del  farmaco,  nonché  con  l'esercizio  della professione  medica.  Alle  società  di  cui  al  comma  1  si  applicano,  per  quanto  compatibili,  le disposizioni dell'articolo 8.
3.  La  direzione  della  farmacia  gestita  dalla  società  è  affidata  a  un  farmacista  in  possesso  del requisito  dell'idoneità  previsto  dall'articolo  12  della  legge  2  aprile  1968,  n.  475,  e  successive modificazioni, che ne è responsabile. 
4. Il direttore, qualora si verifichino a suo carico le condizioni previste dal comma 2 dell'articolo 11  della  legge  2  aprile  1968,  n.  475  ,  come  sostituito  dall'articolo  11  della  presente  legge,  è sostituito  temporaneamente  da  un  farmacista  in  possesso  del  requisito  dell'idoneità  previsto dall'articolo 12 della legge 2 aprile 1968, n. 475, e successive modificazioni. 
4-bis. [Ciascuna delle società di cui al comma 1 può essere titolare dell'esercizio di non più di quattro farmacie ubicate nella provincia dove ha sede legale (22)].
5. [Ciascuna delle società di cui al comma 1 può essere titolare dell'esercizio di una sola farmacia e ottenere la relativa autorizzazione purché la farmacia sia ubicata nella provincia ove ha sede legale la società]. 
6. [Ciascun farmacista può partecipare ad una sola società di cui al comma 1]. 
7. [La gestione delle farmacie private è riservata ai farmacisti iscritti all'albo della provincia in cui ha sede la farmacia]. 
8.  Il  trasferimento  della titolarità dell'esercizio  di farmacia privata è consentito  dopo che siano decorsi  tre  anni  dal  rilascio  dell'autorizzazione  da  parte  dell'autorità  competente,  salvo  quanto previsto ai commi 9 e 10. 
9.  A  seguito  di  acquisto  a  titolo  di  successione  di  una  partecipazione  in  una  società  di  cui  al comma 1, qualora vengano meno i requisiti di cui al secondo periodo del comma 2, l'avente causa cede la quota di partecipazione nel termine di sei mesi dalla presentazione della dichiarazione di successione.
10. Il termine di cui al comma 9 si applica anche alla vendita della farmacia privata da parte degli aventi causa ai sensi del dodicesimo comma dell'articolo 12 della legge 2 aprile 1968, n. 475.
11. Decorsi i termini di cui al comma 9, in mancanza di soci o di aventi causa, la gestione della farmacia privata viene assegnata secondo le procedure di cui all'articolo 4. 
12. Qualora venga meno la pluralità dei soci, il socio superstite ha facoltà di associare nuovi soci nel rispetto delle condizioni di cui al presente articolo, nel termine perentorio di sei mesi. 
13. Il primo comma dell'articolo 13 del regolamento approvato con regio decreto 3 marzo 1927, n. 478 , come sostituito dall'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 23 ottobre 1963, n. 1730, si applica a tutte le farmacie private anche se di esse sia titolare una società. 
14. Ferme restando le disposizioni di cui all'articolo 17 della legge 29 dicembre 1990, n. 408 , agli atti soggetti ad imposta di registro delle società aventi come oggetto l'esercizio di una farmacia privata, costituite entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, ed al relativo conferimento dell'azienda, l'imposta si applica in misura fissa.
   
Art. 8 Gestione societaria: incompatibilità
1. La partecipazione alle società di cui all'articolo 7, salvo il caso di cui ai commi 9 e 10 di tale articolo, è incompatibile: 
a) nei casi di cui all'articolo 7, comma 2, secondo periodo; 
b) con la posizione di titolare, gestore provvisorio, direttore o collaboratore di altra farmacia; 
c) con qualsiasi rapporto di lavoro pubblico e privato. 
2.  Lo  statuto  delle  società  di  cui  all'articolo  7  e  ogni  successiva  variazione,  ivi  incluse  quelle relative  alla  compagine  sociale,  sono  comunicati,  entro  sessanta  giorni,  alla  Federazione  degli ordini dei farmacisti italiani nonché all'assessore alla sanità della competente regione o provincia autonoma,  all'ordine  provinciale  dei  farmacisti  e  all'azienda  sanitaria  locale  competente  per territorio.
3.  La  violazione  delle  disposizioni  di  cui  al  presente  articolo  e  all'articolo  7  comporta  la sospensione del farmacista dall'albo professionale per un periodo non inferiore ad un anno. Se è sospeso il socio che è direttore responsabile, la direzione della farmacia gestita da una società è affidata ad un altro dei soci. Se sono sospesi tutti i soci è interrotta la gestione della farmacia per il periodo  corrispondente  alla  sospensione  dei  soci.  L'autorità  sanitaria  competente  nomina,  ove necessario, un commissario per il periodo di interruzione della gestione ordinaria, da scegliersi in un  elenco  di  professionisti  predisposto  dal  consiglio  direttivo  dell'ordine  provinciale  dei farmacisti. 
 
 
FARMACIE COMUNALI
 
TULS - R.D. 27 luglio 1934, n. 1265
 
Art. 121
Le  farmacie  delle  istituzioni  pubbliche,  prevedute  nell'art.  114,  debbono  avere  per  direttore responsabile un farmacista inscritto nell'albo professionale. 
Il direttore ha l'obbligo di risiedere in permanenza nella farmacia.
Le  deliberazioni  e  gli  atti  di  nomina  e  di  sostituzione  dei  farmacisti  direttori  sono  soggetti all'approvazione del prefetto. Il provvedimento del prefetto è definitivo.
Anche  alle  farmacie,  adibite  ad  esclusivo  servizio  interno  degli  istituti  militari,  deve  essere preposto, come direttore responsabile, un farmacista diplomato.
 
Art. 378
(vedi sopra)
 
Legge 2 aprile 1968, n. 475
 
Art. 10
l  medico  provinciale  dà  notizia,  mediante  pubblicazione  sul  foglio  degli  annunzi  legali  della provincia, delle farmacie vacanti o di nuova istituzione.
Entro  20  giorni  dalla  pubblicazione  sul  foglio  indicato  al  comma  precedente  del  decreto  che dichiara  la  vacanza  della  sede  o  del  decreto  di  revisione  della  pianta  organica,  il  medico provinciale comunica il decreto stesso al sindaco del comune o al presidente dell'amministrazione ospedaliera interessata indicando il numero delle sedi offerte in prelazione.
L'amministrazione comunale o quella ospedaliera entro 60 giorni dall'avvenuta notifica delibera, nei  modi  di  legge,  l'eventuale  assunzione  della  gestione  della  farmacia  dandone  immediata comunicazione  al  medico  provinciale.  In  mancanza  di  tempestiva  comunicazione l'amministrazione comunale o quella ospedaliera decade dal diritto di prelazione.
 
 
Nel  caso  di  assunzione della gestione di  una farmacia, da parte del  comune, l'amministrazione comunale,  entro  trenta  giorni  dalla  data  di  ricevimento  dell'atto  di  approvazione  da  parte  della giunta provinciale amministrativa, deve approvare il bando di concorso per titoli ed esami al posto di farmacista direttore.
Per la nomina dei farmacisti addetti alle farmacie dei comuni e delle aziende municipalizzate, si applica l'art. 32 del decreto del Presidente della Repubblica 10 giugno 1955, n. 854.
Nel  caso  di  assunzione  della gestione di  una farmacia resasi  vacante o  di  nuova istituzione da parte  dell'amministrazione  ospedaliera,  questa  deve  deliberare,  entro  30  giorni  dalla  data  di comunicazione dell'approvazione da parte del  Comitato provinciale di  assistenza e beneficenza pubblica,  il  bando  di  concorso  per  titoli  ed  esami  al  posto  di  farmacista  direttore,  in  base  alle vigenti disposizioni sui concorsi per farmacisti ospedalieri.
E'  in  facoltà  dell'amministrazione  ospedaliera  affidare  la  direzione  della  farmacia  ad  uno  dei propri  farmacisti  iscritti  all'albo  professionale  e  sempreché  assunto  a  seguito  di  concorso  per farmacisti ospedalieri.
 

FARMACIE OSPEDALIERE NELEL FARMACIE INTERNE DELLE CASE DI CURA
 
TULS - R.D.  27 luglio 1934, n. 1265
 
Art. 378 
(vedi sopra)
 
FARMACIE MILITARI
 
TULS - R.D.  27 luglio 1934, n. 1265
 
Art. 121
(vedi sopra)
 
ISTITUTI DI PENA
 
Legge 9 ottobre 1970, n. 740
 
Art. 43
I  farmacisti  e  i  veterinari,  i  quali  prestano  la  loro  opera  presso  istituti  o  servizi dell'Amministrazione  degli  istituti  di  prevenzione  e  di  pena,  sono  qualificati  farmacisti  e veterinari incaricati.
Essi hanno le attribuzioni previste dai regolamenti per gli istituti di prevenzione e di pena.
Le prestazioni professionali rese in conseguenza del conferimento dell'incarico sono disciplinate dalle norme della presente legge.
Ai farmacisti e ai veterinari incaricati non sono applicabili le norme relative alla incompatibilità ed al cumulo di impieghi, né alcuna altra norma concernente gli impieghi civili dello Stato.
Il numero dei farmacisti e dei veterinari incaricati è quello risultante dalla tabella D allegata alla presente legge.
 
PRESSO  I  GROSSISTI  AUTORIZZATI  ALLA  VENDITA  DIRETTA  DI  MEDICINALI
VETERINARI
 
D.Lgs. 6 aprile 2006, n. 193
 
Art. 70
 
1. La vendita al dettaglio dei medicinali veterinari è effettuata soltanto dal farmacista in farmacia e  negli  esercizi  commerciali  di  cui  all'articolo 5,  comma  1,  del decreto-legge  4  luglio  2006,  n. 223,  convertito,  con  modificazioni,  dalla legge  4  agosto  2006,  n.  248,  ancorché  dietro presentazione  di  ricetta  medica,  se  prevista  come  obbligatoria.  La  vendita  nei  predetti  esercizi commerciali è esclusa per i medicinali richiamati dall'articolo 45 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni.
2. In deroga al comma 1, e a condizione che la vendita avvenga sotto la responsabilità di persona abilitata  all'esercizio  della  professione  di  farmacista,  i  titolari  di  autorizzazione  al  commercio all'ingrosso e i fabbricanti di premiscele per alimenti medicamentosi, possono essere autorizzati alla vendita diretta, rispettivamente di medicinali veterinari nelle varie tipologie e di premiscele per  alimenti  medicamentosi  ai  titolari  degli  impianti  di  cui  all'articolo  65,  le  premiscele  per alimenti  medicamentosi  possono  essere  vendute  direttamente  solo  ai  titolari  di  impianti  di
allevamento autorizzati alla fabbricazione di mangimi medicati ai sensi del decreto legislativo 3 marzo  1993,  n.  90,  e  nelle  quantità  prescritta  strettamente  necessaria  per  il  trattamento  o  la terapia.  I  titolari  di  autorizzazione  al  commercio  all'ingrosso,  alle  stesse  condizioni,  possono essere  altresì  autorizzati  alla  vendita  diretta  di  medicinali  veterinari  in  confezioni  destinate esclusivamente ad animali da compagnia, nonchè di medicinali veterinari senza obbligo di ricetta medico-veterinaria.
3. L'autorizzazione all'esercizio dell'attività di vendita diretta di medicinali veterinari è rilasciata dalla  regione  e  dalla  provincia  autonoma  o  dagli  organi  da  esse  individuati,  secondo  modalità dalle stesse stabilite e a condizione che il richiedente soddisfi i seguenti requisiti generali:
a) sia in possesso dell'autorizzazione al commercio all'ingrosso di medicinali veterinari, rilasciata ai sensi dell'articolo 66;
b) non abbia riportato condanne penali per truffa o per commercio di medicinali irregolari;
c)  disponga  di  una  persona  responsabile  della  vendita,  in  possesso  del  diploma  di  laurea  in farmacia o in chimica e tecnologia farmaceutiche, ai sensi della legge 19 novembre 1990, n. 341, e successive modificazioni, che non abbia riportato condanne penali per truffa o per commercio di medicinali  irregolari;  la  responsabilità  della  vendita  in  più  magazzini  appartenenti  allo  stesso titolare  può  essere  affidata  a  una  stessa  persona  purchè  in  ciascun  magazzino  sia  garantita  la presenza della persona responsabile durante gli orari di vendita.
4. Alla domanda per il rilascio dell'autorizzazione di cui al comma 3, deve essere allegata almeno la seguente documentazione:
a) il certificato di iscrizione della persona di cui al comma 3, lettera c), all'albo professionale dei farmacisti;
b)  la  dichiarazione  di  accettazione  dell'incarico  da  parte  della  persona  di  cui  al  comma  3, lettera c), con la precisazione di altri eventuali incarichi presso altre sedi;
c) l'indicazione dei giorni e degli orari nei quali viene effettuata la vendita diretta;
d) l'indicazione delle tipologie di medicinali veterinari destinati alla vendita diretta.
5. Il termine per il rilascio dell'autorizzazione di cui al comma 1, è di novanta giorni a decorrere dalla  data  di  ricezione  dell'istanza  da  parte  dell'Ufficio  competente.  Il  responsabile  del procedimento può richiedere una integrazione della documentazione di cui al comma 2; in tale caso, il termine di novanta giorni previsto per il rilascio dell'autorizzazione è sospeso fino alla presentazione delle integrazioni alla documentazione richieste. L'autorizzazione è rilasciata sulla
base del parere favorevole del servizio veterinario competente per territorio. Fatti salvi gli effetti della sospensione del termine sopra richiamata, qualora entro l'indicato termine di novanta giorni non sia comunicato all'interessato il provvedimento di diniego, la domanda di autorizzazione si considera accolta.
6. Nel caso in cui l'esercizio dell'attività di vendita diretta di medicinali veterinari sia effettuato in più  magazzini  con  sedi  diverse,  l'autorizzazione  di  cui  al  comma  1,  deve  essere  richiesta  per ognuno di essi.
7. L'autorizzazione deve indicare almeno le generalità del titolare e del responsabile della vendita, la sede, i giorni e gli orari di vendita, nonchè le tipologie di medicinali veterinari che formano  oggetto  dell'attività  ed  è  trasmessa  in  copia  al  Ministero  della  salute,  che  l'annota  in  apposito elenco.
8. Le autorizzazioni già rilasciate prima dell'entrata in vigore del presente decreto e conformi alla previgente normativa, mantengono la loro efficacia, fatte salve le eventuali integrazioni richieste dagli enti preposti al rilascio a norma del presente decreto.
9.  Il requisito  di  cui  al  comma 3, lettera a), non è richiesto  per i  fabbricanti di  premiscele per alimenti medicamentosi qualora, in relazione a tali prodotti, siano titolari di A.I.C.
 
NEGLI ESERCIZI COMMERCIALI CHE VENDONO MEDICINALI NON SOGGETTI A
PRESCRIZIONE MEDICA
 
D.L. 4 luglio 2006, n. 223 convertito nella legge 4 agosto 2006, n. 248
 
Art. 5
1. Gli esercizi commerciali di cui all'articolo 4, comma 1, lettere d), e) e f), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, possono effettuare attività di vendita al pubblico dei farmaci da banco o di automedicazione, di cui all'articolo 9-bis del decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347, convertito, con  modificazioni,  dalla legge  16  novembre  2001,  n.  405,  e  di  tutti  i  farmaci  o  prodotti  non soggetti a prescrizione medica, previa comunicazione al Ministero della salute e alla regione in cui ha sede l'esercizio e secondo le modalità previste dal presente articolo. E' abrogata ogni norma incompatibile. 
2. La  vendita  di  cui  al  comma  1  è  consentita  durante  l'orario  di  apertura  dell'esercizio commerciale  e  deve  essere  effettuata  nell'ambito  di  un  apposito  reparto,  alla  presenza  e  con l'assistenza  personale  e  diretta  al  cliente  di  uno  o  più  farmacisti  abilitati  all'esercizio  della professione  ed  iscritti  al  relativo  ordine.  Sono,  comunque,  vietati  i  concorsi,  le  operazioni  a premio e le vendite sotto costo aventi ad oggetto farmaci.
3. Ciascun distributore al dettaglio può determinare liberamente lo sconto sul prezzo indicato dal produttore  o  dal  distributore  sulla  confezione  del  farmaco  rientrante  nelle  categorie  di  cui  al comma 1, purché lo sconto sia esposto in modo leggibile e chiaro al consumatore e sia praticato a tutti gli acquirenti. Ogni clausola contrattuale contraria è nulla. Sono abrogati l'articolo 1, comma 4, del decreto-legge 27 maggio 2005, n. 87, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 luglio 2005, n. 149, ed ogni altra norma incompatibile. 
3-bis. Nella provincia di Bolzano è fatta salva la vigente normativa in materia di bilinguismo e di uso  della  lingua  italiana  e  tedesca  per  le  etichette  e  gli  stampati  illustrativi  delle  specialità medicinali e dei preparati galenici come previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 15 luglio 1988, n. 574.
4. Alla lettera b) del comma 1 dell'articolo 105 del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, è aggiunto,  infine,  il  seguente  periodo:  «L'obbligo  di  chi  commercia  all'ingrosso  farmaci  di detenere almeno il 90 per cento delle specialità in commercio non si applica ai medicinali non ammessi  a  rimborso  da  parte  del  servizio  sanitario  nazionale,  fatta  salva  la  possibilità  del rivenditore al dettaglio di rifornirsi presso altro grossista.».
5. Al comma 1 dell'articolo 7 della legge 8 novembre 1991, n. 362, sono soppresse le seguenti parole: «che gestiscano farmacie anteriormente alla data di entrata in vigore della presente legge»; al comma 2 del medesimo articolo sono soppresse le seguenti parole: «della provincia in cui ha sede la società»; al comma 1, lettera a), dell'articolo 8 della medesima legge è soppressa la parola: «distribuzione,».
6. Sono abrogati i commi 5, 6 e 7 dell'articolo 7 della legge 8 novembre 1991, n. 362.  6-bis. I  commi  9  e  10  dell'articolo  7  della  legge  8  novembre  1991,  n.  362,  sono  sostituiti  dai seguenti:
«9. A seguito di acquisto a titolo di successione di una partecipazione in una società di cui al comma  1,  qualora  vengano  meno  i  requisiti  di  cui  al  secondo  periodo  del  comma  2,  l'avente causa cede la quota di partecipazione nel termine di due anni dall'acquisto medesimo. 
 
10. Il termine di cui al comma 9 si applica anche alla vendita della farmacia privata da parte degli aventi causa ai sensi del dodicesimo comma dell'articolo 12 della legge 2 aprile 1968, n. 475». 
6-ter. Dopo il comma 4 dell'articolo 7 della legge 8 novembre 1991, n. 362, è inserito il seguente: «4-bis. Ciascuna delle società di cui al comma 1 può essere titolare dell'esercizio di non più di quattro farmacie ubicate nella provincia dove ha sede legale.». 
7. Il comma 2 dell'articolo 100 del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, è abrogato.  
 
Procedure di allestimento dei preparati galenici
 
-  “Norme di  buona preparazione dei medicinali in farmacia” contenute  nella XII edizione della Farmacopea Ufficiale
-  D.M. 18 novembre 2003 - Procedure di allestimento dei preparati magistrali ed officinali (NBP) semplificate.
-  D.M. 22 giugno 2005 - Procedure di allestimento in farmacia di preparazioni magistrali e officinali.
-  Legge 24 gennaio 2012, n.1, convertito con modificazioni con la legge 24 marzo 2012, n. 27.
-  D.M. 08/11/2012 - Requisiti relativi agli esercizi commerciali di cui all'articolo 5, comma 1,  del  decreto-legge  4  luglio  2006,  n.  223,  convertito,  con  modificazioni,  dalla  legge  4 agosto 2006, n. 248, che allestiscono preparazioni galeniche officinali che non prevedono la presentazione di ricetta medica e modifiche all'allegato 1 al decreto del Ministro della salute 9 marzo 2012.
-  D.M.  22  settembre  2017  -  Aggiornamento  della  tariffa  nazionale  per  la  vendita  al pubblico dei medicinali, come rettificato dal D.M. 13 dicembre 2017.
 
 
D.M. 22 giugno 2005 - Procedure di allestimento in farmacia di preparazioni magistrali e officinali.
 
Art. 1
1.  Le  farmacie  pubbliche  e  private  aperte  al  pubblico  e  le  farmacie  interne  ospedaliere  che allestiscono  preparati  officinali  non  sterili  su  scala  ridotta  e  preparati  magistrali  non  sterili possono  seguire  le  «Norme  di  buona  preparazione  dei  medicinali  in  farmacia»  contenute  nella vigente  edizione  della  Farmacopea  ufficiale  della  Repubblica  italiana,  approvata  con decreto ministeriale 2 maggio 2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 115 del 18 maggio 2002 o, in alternativa, le prescrizioni contenute nel decreto ministeriale 18 novembre 2003, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 11 del 15 gennaio 2004.
2.  Resta  fermo  l'obbligo  di  osservare  le  «Norme  di  buona  preparazione  dei  medicinali  in farmacia»,  richiamate  al  comma  1,  per  i  preparati  officinali  e  magistrali  sterili  e  per  le preparazioni che devono essere manipolate in apposite e dedicate cappe biologiche di sicurezza, quali preparati tossici, antitumorali, radiofarmaci.
3. Il presente decreto, che sarà inviato alla Corte dei conti per la registrazione, entra in vigore il giorno  successivo  a  quello  della  sua  pubblicazione  nella  Gazzetta  Ufficiale  della  Repubblica italiana.
 
Legge 24 gennaio 2012, n.1, convertito con modificazioni con la legge 24 marzo 2012, n. 27 


Art. 11 
(quindicesimo comma)   
 
Gli esercizi commerciali di cui all'articolo 5, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, in possesso dei requisiti vigenti, sono autorizzati, sulla base dei requisiti prescritti dal decreto del Ministro della salute previsto dall'articolo  32,  comma  1,  del  decreto-legge  6  dicembre  2011,  n.  201,  convertito,  con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, ad allestire preparazioni galeniche officinali
che non prevedono la presentazione di ricetta medica, anche in multipli, in base a quanto previsto nella farmacopea ufficiale italiana o nella farmacopea europea.
 
 
Diritto di libera scelta della farmacia
 
Legge 2 aprile 1968, n. 475
 
Art. 15
È riconosciuto ad ogni cittadino, anche se assistito in regime mutualistico, il diritto di libera scelta della farmacia.
 
Farmaci equivalenti
 
D.L. 27 maggio 2005, n. 87 convertito nella legge 26 luglio 2005, n. 149
 
Art. 1
1. Il farmacista, al quale venga presentata una ricetta medica che contenga la prescrizione di un farmaco appartenente alla classe di cui alla lettera c) del comma 10 dell'articolo 8 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, come modificato dalla legge 30 dicembre 2004, n. 311, è obbligato sulla base della sua specifica competenza professionale ad informare il paziente dell'eventuale presenza in  commercio  di  medicinali  aventi  uguale  composizione  in  princìpi  attivi,  nonché  forma
farmaceutica, via di  somministrazione, modalità di  rilascio  e dosaggio  unitario uguali. Qualora sulla  ricetta  non  risulti  apposta  dal  medico  l'indicazione  della  non  sostituibilità  del  farmaco prescritto, il farmacista, su richiesta del cliente, è tenuto a fornire un medicinale avente prezzo più basso  di  quello  del  medicinale  prescritto.  Ai  fini  del  confronto  il  prezzo  è  calcolato  per  unità posologica o quantità unitaria di principio attivo.
2. Ai sensi dell'articolo 1, comma 168, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, l'Agenzia italiana del  farmaco,  entro  trenta  giorni  dalla  data  di  entrata  in  vigore  del  presente  decreto,  compila  e diffonde  ai  medici  di  medicina  generale,  ai  pediatri  convenzionati,  agli  specialisti  e  agli ospedalieri, nonché alle aziende sanitarie locali ed alle aziende ospedaliere l'elenco dei farmaci nei confronti dei quali trova applicazione il comma 1. Una o più copie dell'elenco devono essere poste in modo ben visibile al pubblico all'interno di ciascuna farmacia.
3.  Il  prezzo  dei  medicinali  appartenenti  alle  classi  di  cui  alle  lettere c)  e c-bis)  del  comma  10 dell'articolo 8 della legge  24  dicembre  1993,  n.  537,  come  modificato  dalla legge  30  dicembre 2004, n. 311, è stabilito dai titolari dell'autorizzazione all'immissione in commercio. Tale prezzo può  essere  modificato,  in  aumento,  soltanto  nel  mese  di  gennaio  di  ogni  anno  dispari  e,  per  i farmaci  senza  obbligo  di  prescrizione  medica  (SOP)  e  per  i  farmaci  di  automedicazione, costituisce il prezzo massimo di vendita al pubblico. Variazioni di prezzo in diminuzione sono possibili in qualsiasi momento.
5. Entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto,  sulle  confezioni  dei  medicinali  di  cui  al  comma  4  deve  essere  riportata,  anche  con apposizione di etichetta adesiva sulle confezioni già in commercio, la dicitura: «Prezzo massimo di vendita euro ...».
6.  Il  comma  2  dell'articolo 1 del decreto-legge  20  settembre  1995,  n.  390,  convertito,  con modificazioni, dalla legge 20 novembre 1995, n. 490, si applica ai farmaci appartenenti alla classe di  cui  alla  lettera c)  del  comma  10  dell'articolo 8 della legge  24  dicembre  1993,  n.  537,  come modificato dalla legge 30 dicembre 2004, n. 311, con esclusione di quelli richiamati al comma 4.
6-bis. Il farmacista che non ottempera agli obblighi previsti dal presente articolo è soggetto alla sanzione pecuniaria indicata nell'articolo 8, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 539,  e  successive  modificazioni.  In  caso  di  reiterazione  delle  violazioni può  essere  disposta  la chiusura temporanea della farmacia per un periodo comunque non inferiore a giorni quindici.  
 
Esercizi commerciali di cui all’art. 5 della legge 248/2006
 
D.L. 4 luglio 2006, n. 223 convertito nella legge 4 agosto 2006, n. 248
 
Art. 5 
Gli esercizi commerciali di cui all'articolo 4, comma 1, lettere d), e) e f), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, possono effettuare attività di vendita al pubblico dei farmaci da banco o di automedicazione, di cui all'articolo 9-bis del decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347, convertito, con  modificazioni,  dalla legge  16  novembre  2001,  n.  405,  e  di  tutti  i  farmaci  o  prodotti  non soggetti a prescrizione medica, previa comunicazione al Ministero della salute e alla regione in cui ha sede l'esercizio e secondo le modalità previste dal presente articolo. E' abrogata ogni norma
incompatibile. 
2. La  vendita  di  cui  al  comma  1  è  consentita  durante  l'orario  di  apertura  dell'esercizio commerciale  e  deve  essere  effettuata  nell'ambito  di  un  apposito  reparto,  alla  presenza  e  con l'assistenza  personale  e  diretta  al  cliente  di  uno  o  più  farmacisti  abilitati  all'esercizio  della professione  ed  iscritti  al  relativo  ordine.  Sono,  comunque,  vietati  i  concorsi,  le  operazioni  a premio e le vendite sotto costo aventi ad oggetto farmaci.
3. Ciascun distributore al dettaglio può determinare liberamente lo sconto sul prezzo indicato dal produttore  o  dal  distributore  sulla  confezione  del  farmaco  rientrante  nelle  categorie  di  cui  al comma 1, purché lo sconto sia esposto in modo leggibile e chiaro al consumatore e sia praticato a tutti gli acquirenti. Ogni clausola contrattuale contraria è nulla. Sono abrogati l'articolo 1, comma 4, del decreto-legge 27 maggio 2005, n. 87, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 luglio 2005, n. 149, ed ogni altra norma incompatibile.
3-bis. Nella provincia di Bolzano è fatta salva la vigente normativa in materia di bilinguismo e di uso  della  lingua  italiana  e  tedesca  per  le  etichette  e  gli  stampati  illustrativi  delle  specialità medicinali e dei preparati galenici come previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 15 luglio 1988, n. 574. 
4. Alla lettera b) del comma 1 dell'articolo 105 del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, è aggiunto,  infine,  il  seguente  periodo:  «L'obbligo  di  chi  commercia  all'ingrosso  farmaci  di detenere almeno il 90 per cento delle specialità in commercio non si applica ai medicinali non ammessi  a  rimborso  da  parte  del  servizio  sanitario  nazionale,  fatta  salva  la  possibilità  del rivenditore al dettaglio di rifornirsi presso altro grossista.».
5. Al comma 1 dell'articolo 7 della legge 8 novembre 1991, n. 362, sono soppresse le seguenti parole: «che gestiscano farmacie anteriormente alla data di entrata in vigore della presente legge»; al comma 2 del medesimo articolo sono soppresse le seguenti parole: «della provincia in cui ha sede la società»; al comma 1, lettera a), dell'articolo 8 della medesima legge è soppressa la parola: «distribuzione,». 
6. Sono abrogati i commi 5, 6 e 7 dell'articolo 7 della legge 8 novembre 1991, n. 362. 
6-bis. I  commi  9  e  10  dell'articolo  7  della  legge  8  novembre  1991,  n.  362,  sono  sostituiti  dai seguenti:
«9. A seguito di acquisto a titolo di successione di una partecipazione in una società di cui al comma  1,  qualora  vengano  meno  i  requisiti  di  cui  al  secondo  periodo  del  comma  2,  l'avente causa cede la quota di partecipazione nel termine di due anni dall'acquisto medesimo.
10. Il termine di cui al comma 9 si applica anche alla vendita della farmacia privata da parte degli aventi causa ai sensi del dodicesimo comma dell'articolo 12 della legge 2 aprile 1968, n. 475». 
6-ter. Dopo il comma 4 dell'articolo 7 della legge 8 novembre 1991, n. 362, è inserito il seguente: «4-bis. Ciascuna delle società di cui al comma 1 può essere titolare dell'esercizio di non più di quattro farmacie ubicate nella provincia dove ha sede legale.».
7. Il comma 2 dell'articolo 100 del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, è abrogato.    


Stato di necessità
 
Art. 54 c.p.
Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri  dal  pericolo  attuale  di  un  danno  grave  alla  persona,  pericolo  da  lui  non  volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo.
Questa disposizione non si applica a chi ha un particolare dovere giuridico di esporsi al pericolo. La  disposizione  della  prima  parte  di  questo  articolo  si  applica  anche  se  lo  stato  di  necessità  è determinato  dall'altrui  minaccia;  ma,  in  tal  caso,  del  fatto  commesso  dalla  persona  minacciata risponde chi l'ha costretta a commetterlo [c.p.m.p. 44].
 
Legge 24 novembre 1981, n. 689
 
Art. 4
Non risponde delle violazioni amministrative chi ha commesso il fatto nell'adempimento di un dovere o nell'esercizio di una facoltà legittima ovvero in stato di necessità o di legittima difesa.
Se la violazione è commessa per ordine dell'autorità, della stessa risponde il pubblico ufficiale che ha dato l'ordine.
I comuni, le province, le comunità montane e i loro consorzi, le istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (IPAB), gli enti non commerciali senza scopo di lucro che svolgono attività socio-assistenziale  e  le  istituzioni  sanitarie  operanti  nel  Servizio  sanitario  nazionale  ed  i  loro amministratori non rispondono delle sanzioni amministrative e civili che riguardano l'assunzione di  lavoratori,  le  assicurazioni  obbligatorie  e  gli  ulteriori  adempimenti,  relativi  a  prestazioni
lavorative  stipulate  nella  forma  del  contratto  d'opera  e  successivamente  riconosciute  come rapporti di lavoro subordinato, purché esaurite alla data del 31 dicembre 1997. 
 
 
Prescrizioni di preparazioni galeniche magistrali -  Limiti
 
D.L. 17 febbraio 1998, n. 23 convertito nella legge 8 aprile 1998, n. 94
 
Art. 5
1.  Fatto  salvo  il  disposto  del  comma  2,  i  medici  possono  prescrivere  preparazioni  magistrali esclusivamente a base di princìpi attivi descritti nelle farmacopee dei Paesi dell'Unione europea o contenuti in medicinali prodotti industrialmente di cui è autorizzato il commercio in Italia o in altro  Paese  dell'Unione  europea.  La  prescrizione  di  preparazioni  magistrali  per  uso  orale  può includere princìpi attivi diversi da quelli previsti dal primo periodo del presente comma, qualora questi siano contenuti in prodotti non farmaceutici per uso orale, regolarmente in commercio nei Paesi dell'Unione europea; parimenti, la prescrizione di preparazioni magistrali per uso esterno può  includere  princìpi  attivi  diversi  da  quelli  previsti  dal  primo  periodo  del  presente  comma, qualora  questi  siano  contenuti  in  prodotti  cosmetici  regolarmente  in  commercio  in  detti  Paesi.
Sono  fatti  in  ogni  caso  salvi  i  divieti  e  le  limitazioni  stabiliti  dal  Ministero  della  sanità  per esigenze di tutela della salute pubblica.
2. È consentita la prescrizione di preparazioni magistrali a base di princìpi attivi già contenuti in specialità medicinali la cui autorizzazione all'immissione in commercio sia stata revocata o non confermata per motivi non attinenti ai rischi di impiego del principio attivo.
3. Il medico deve ottenere il consenso del paziente al trattamento medico e specificare nella ricetta le esigenze particolari che giustificano il ricorso alla prescrizione estemporanea. Nella ricetta il medico  dovrà  trascrivere,  senza  riportare  le  generalità  del  paziente,  un  riferimento  numerico  o alfanumerico  di  collegamento  a  dati  d'archivio  in  proprio  possesso  che  consenta,  in  caso  di richiesta da parte dell'autorità sanitaria, di risalire all'identità del paziente trattato.
4. Le ricette di cui al comma 3, in originale o in copia, sono trasmesse mensilmente dal farmacista all'azienda  unità  sanitaria  locale  o  all'azienda  ospedaliera,  che  le  inoltrano  al  Ministero  della sanità per le opportune verifiche, anche ai fini dell'eventuale applicazione dell'articolo 25, comma 8, del decreto legislativo 29 maggio 1991, n. 178 .
5.  Le  disposizioni  dei  commi  3  e  4  non  si  applicano  quando  il  medicinale  è  prescritto  per indicazioni terapeutiche corrispondenti a quelle dei medicinali industriali autorizzati a base dello stesso principio attivo.
6. La violazione, da parte del medico o del farmacista, delle disposizioni del presente articolo è oggetto di procedimento disciplinare ai sensi del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 13 settembre 1946, n. 233 
 
 
Violazione di norme convenzionali
 
Legge 23 dicembre 1978, n. 833
 
Art. 48 
(decimo comma)
Gli  ordini  e  collegi  professionali  sono  tenuti  a  dare  esecuzione  ai  compiti  che  saranno  ad  essi demandati dalle convenzioni uniche. Sono altresì tenuti a valutare sotto il profilo deontologico i comportamenti  degli  iscritti  agli  albi  professionali  che  si  siano  resi  inadempienti  agli  obblighi convenzionali, indipendentemente dalle sanzioni applicabili a norma di convenzione.
 
D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502
 
Art. 8
(terzo comma)
Gli  Ordini  ed  i  Collegi  professionali  sono  tenuti  a  valutare  sotto  il  profilo  deontologico  i comportamenti degli iscritti agli Albi ed ai Collegi professionali che si siano resi inadempienti agli obblighi convenzionali.  I ricorsi avverso le sanzioni comminate dagli Ordini o dai Collegi sono decisi dalla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie.
 
 
Esercizi commerciali di cui all’art. 5 della legge 248/2006
 
D.L. 4 luglio 2006, n. 223 convertito nella legge 4 agosto 2006, n. 248
 
Art. 5 
Gli esercizi commerciali di cui all'articolo 4, comma 1, lettere d), e) e f), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, possono effettuare attività di vendita al pubblico dei farmaci da banco o di automedicazione, di cui all'articolo 9-bis del decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347, convertito, con  modificazioni,  dalla legge  16  novembre  2001,  n.  405,  e  di  tutti  i  farmaci  o  prodotti  non soggetti a prescrizione medica, previa comunicazione al Ministero della salute e alla regione in cui ha sede l'esercizio e secondo le modalità previste dal presente articolo. E' abrogata ogni norma
incompatibile. 
2. La  vendita  di  cui  al  comma  1  è  consentita  durante  l'orario  di  apertura  dell'esercizio commerciale  e  deve  essere  effettuata  nell'ambito  di  un  apposito  reparto,  alla  presenza  e  con l'assistenza  personale  e  diretta  al  cliente  di  uno  o  più  farmacisti  abilitati  all'esercizio  della professione  ed  iscritti  al  relativo  ordine.  Sono,  comunque,  vietati  i  concorsi,  le  operazioni  a premio e le vendite sotto costo aventi ad oggetto farmaci.  
3. Ciascun distributore al dettaglio può determinare liberamente lo sconto sul prezzo indicato dal produttore  o  dal  distributore  sulla  confezione  del  farmaco  rientrante  nelle  categorie  di  cui  al comma 1, purché lo sconto sia esposto in modo leggibile e chiaro al consumatore e sia praticato a tutti gli acquirenti. Ogni clausola contrattuale contraria è nulla. Sono abrogati l'articolo 1, comma 4, del decreto-legge 27 maggio 2005, n. 87, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 luglio 2005, n. 149, ed ogni altra norma incompatibile.
3-bis. Nella provincia di Bolzano è fatta salva la vigente normativa in materia di bilinguismo e di uso  della  lingua  italiana  e  tedesca  per  le  etichette  e  gli  stampati  illustrativi  delle  specialità medicinali e dei preparati galenici come previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 15 luglio 1988, n. 574. 
4. Alla lettera b) del comma 1 dell'articolo 105 del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, è aggiunto, infine, il seguente periodo: «L'obbligo di chi commercia all'ingrosso farmaci di detenere almeno il 90 per cento delle specialità in commercio non si applica ai medicinali non ammessi a rimborso  da  parte  del  servizio  sanitario  nazionale,  fatta  salva  la  possibilità  del  rivenditore  al dettaglio di rifornirsi presso altro grossista.».
5. Al comma 1 dell'articolo 7 della legge 8 novembre 1991, n. 362, sono soppresse le seguenti parole: «che gestiscano farmacie anteriormente alla data di entrata in vigore della presente legge»; al comma 2 del medesimo articolo sono soppresse le seguenti parole: «della provincia in cui ha sede la società»; al comma 1, lettera a), dell'articolo 8 della medesima legge è soppressa la parola: «distribuzione,». 
6. Sono abrogati i commi 5, 6 e 7 dell'articolo 7 della legge 8 novembre 1991, n. 362. 
6-bis. I  commi  9  e  10  dell'articolo  7  della  legge  8  novembre  1991,  n.  362,  sono  sostituiti  dai seguenti:
«9. A seguito di acquisto a titolo di successione di una partecipazione in una società di cui al comma  1,  qualora  vengano  meno  i  requisiti  di  cui  al  secondo  periodo  del  comma  2,  l'avente causa cede la quota di partecipazione nel termine di due anni dall'acquisto medesimo. 10. Il termine di cui al comma 9 si applica anche alla vendita della farmacia privata da parte degli aventi causa ai sensi del dodicesimo comma dell'articolo 12 della legge 2 aprile 1968, n. 475». 
6-ter. Dopo il comma 4 dell'articolo 7 della legge 8 novembre 1991, n. 362, è inserito il seguente: «4-bis. Ciascuna delle società di cui al comma 1 può essere titolare dell'esercizio di non più di quattro farmacie ubicate nella provincia dove ha sede legale.».
7. Il comma 2 dell'articolo 100 del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, è abrogato.   
 
Riservatezza e segreto professionale
 
D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196 
 
Art. 83
1. I  soggetti  di  cui  agli articoli  78, 79 e 80 adottano  idonee  misure  per  garantire, nell'organizzazione delle prestazioni e dei servizi, il rispetto dei diritti, delle libertà fondamentali e della dignità degli interessati, nonché del segreto professionale, fermo restando quanto previsto dalle leggi e dai regolamenti in materia di modalità di trattamento dei dati sensibili e di misure minime di sicurezza.
2. Le misure di cui al comma 1 comprendono, in particolare:
a) soluzioni volte a rispettare, in relazione a prestazioni sanitarie o ad adempimenti amministrativi preceduti da un periodo di attesa all'interno di strutture, un ordine di precedenza e di chiamata degli interessati prescindendo dalla loro individuazione nominativa;
b)  l'istituzione  di  appropriate  distanze  di  cortesia,  tenendo  conto  dell'eventuale  uso  di  apparati vocali o di barriere;
c)  soluzioni  tali  da  prevenire,  durante  colloqui,  l'indebita  conoscenza  da  parte  di  terzi  di informazioni idonee a rivelare lo stato di salute;
d) cautele volte ad evitare che le prestazioni sanitarie, ivi compresa l'eventuale documentazione di anamnesi, avvenga in situazioni di promiscuità derivanti dalle modalità o dai locali prescelti;
e)  il  rispetto  della  dignità  dell'interessato  in  occasione  della  prestazione  medica  e  in  ogni operazione di trattamento dei dati;
f) la previsione di  opportuni accorgimenti volti  ad assicurare che, ove necessario,  possa essere data correttamente notizia o conferma anche telefonica, ai soli terzi legittimati, di una prestazione di pronto soccorso;
g)  la  formale  previsione,  in  conformità  agli  ordinamenti  interni  delle  strutture  ospedaliere  e territoriali,  di  adeguate  modalità  per  informare  i  terzi  legittimati  in  occasione  di  visite  sulla dislocazione degli interessati nell'ambito dei reparti, informandone previamente gli interessati e rispettando eventuali loro contrarie manifestazioni legittime di volontà;
h)  la  messa  in  atto  di  procedure,  anche  di  formazione  del  personale,  dirette  a  prevenire  nei confronti  di  estranei  un'esplicita  correlazione  tra  l'interessato  e  reparti  o  strutture,  indicativa dell'esistenza di un particolare stato di salute;
i) la sottoposizione degli incaricati che non sono tenuti per legge al segreto professionale a regole di condotta analoghe al segreto professionale.
2-bis. Le  misure  di  cui  al  comma  2  non  si  applicano  ai  soggetti  di  cui  all'articolo  78,  che ottemperano  alle  disposizioni  di  cui  al  comma  1  secondo  modalità  adeguate  a  garantire  un rapporto personale e fiduciario con gli assistiti, nel rispetto del codice di deontologia sottoscritto ai sensi dell'articolo 12.
 
REGOLAMENTO (UE) 2016/679 relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati) 

Articolo 24 - Responsabilità del titolare del trattamento
1.  Tenuto  conto  della  natura,  dell'ambito  di  applicazione,  del  contesto  e  delle  finalità  del trattamento,  nonché  dei  rischi  aventi  probabilità e  gravità  diverse  per  i  diritti  e le  libertà  delle persone fisiche, il titolare del trattamento mette in atto misure tecniche e organizzative adeguate per garantire, ed essere in grado di dimostrare, che il trattamento è effettuato conformemente al presente regolamento. Dette misure sono riesaminate e aggiornate qualora necessario. 
2.  Se  ciò  è  proporzionato  rispetto  alle  attività  di  trattamento,  le  misure  di  cui  al  paragrafo  1 includono l'attuazione di politiche adeguate in materia di protezione dei dati da parte del titolare del trattamento. 
3. L'adesione ai codici di condotta di cui all'articolo 40 o a un meccanismo di certificazione di cui all'articolo 42 può essere utilizzata come elemento  per dimostrare il rispetto degli obblighi  del titolare del trattamento.
 
Articolo 37 - Designazione del responsabile della protezione dei dati
1.  Il  titolare  del  trattamento  e  il  responsabile  del  trattamento  designano  sistematicamente  un responsabile della protezione dei dati ogniqualvolta:  
 
a) il trattamento è  effettuato  da un'autorità pubblica o da un organismo pubblico, eccettuate le autorità giurisdizionali quando esercitano le loro funzioni giurisdizionali;  b) le attività principali del titolare del trattamento o del responsabile del trattamento consistono in trattamenti  che, per loro natura, ambito  di  applicazione e/o  finalità, richiedono il monitoraggio regolare e sistematico degli interessati su larga scala; oppure 
c) le attività principali del titolare del trattamento o del responsabile del trattamento consistono nel trattamento, su larga scala, di categorie particolari di dati personali di cui all'articolo 9 o di dati relativi a condanne penali e a reati di cui all'articolo 10. 
2.  Un  gruppo  imprenditoriale  può  nominare  un  unico  responsabile  della  protezione  dei  dati,  a condizione che un responsabile della protezione dei dati sia facilmente raggiungibile da ciascuno stabilimento. 
3. Qualora il titolare del trattamento o il responsabile del trattamento sia un'autorità pubblica o un organismo pubblico, un unico responsabile della protezione dei dati può essere designato per più autorità  pubbliche  o  organismi  pubblici,  tenuto  conto  della  loro  struttura  organizzativa  e dimensione. 
4. Nei casi diversi da quelli di cui al paragrafo 1, il titolare e del trattamento, il responsabile del trattamento  o  le  associazioni  e  gli  altri  organismi  rappresentanti  le  categorie  di  titolari  del trattamento o di responsabili del trattamento possono o, se previsto dal diritto dell'Unione o degli Stati  membri,  devono designare un responsabile della protezione dei  dati.  Il responsabile della protezione dei dati può agire per dette associazioni e altri organismi rappresentanti i titolari del trattamento o i responsabili del trattamento. 
5. Il responsabile della protezione dei dati è designato in funzione delle qualità professionali, in particolare della conoscenza specialistica della normativa e delle prassi in materia di protezione dei dati, e della capacità di assolvere i compiti di cui all'articolo 39. 
6. Il responsabile della protezione dei dati può essere un dipendente del titolare del trattamento o
del responsabile del trattamento oppure assolvere i suoi compiti in base a un contratto di servizi.
7.  Il  titolare  del  trattamento  o  il  responsabile  del  trattamento  pubblica  i  dati  di  contatto  del
responsabile della protezione dei dati e li comunica all'autorità di controllo.
 
Articolo 38 - Posizione del responsabile della protezione dei dati 
1. Il titolare del trattamento e il responsabile del trattamento si assicurano che il responsabile della
protezione dei dati sia tempestivamente e adeguatamente coinvolto in tutte le questioni riguardanti
la protezione dei dati personali. 
2. Il titolare e del trattamento e il responsabile del trattamento sostengono il responsabile della
protezione  dei  dati  nell'esecuzione  dei  compiti  di  cui  all'articolo  39  fornendogli  le  risorse
necessarie per assolvere tali compiti e accedere ai dati personali e ai trattamenti e per mantenere la
propria conoscenza specialistica. 
3. Il titolare del trattamento e il responsabile del trattamento si assicurano che il responsabile della
protezione dei dati non riceva alcuna istruzione per quanto riguarda l'esecuzione di tali compiti. Il
responsabile della protezione dei dati non è rimosso o penalizzato dal titolare del trattamento o dal
responsabile  del  trattamento  per  l'adempimento  dei  propri  compiti.  Il  responsabile  della
protezione dei dati riferisce direttamente al vertice gerarchico del titolare del trattamento o del
responsabile del trattamento. 
4 Gli interessati possono contattare il responsabile della protezione dei dati per tutte le questioni
relative al trattamento dei loro dati personali e all'esercizio dei loro diritti derivanti dal presente
regolamento. 
5.  Il  responsabile  della  protezione  dei  dati  è  tenuto  al  segreto  o  alla  riservatezza  in  merito
all'adempimento dei propri compiti, in conformità del diritto dell'Unione o degli Stati membri. 
6.  Il responsabile della  protezione dei  dati può  svolgere  altri compiti e  funzioni.  Il  titolare del
trattamento o il responsabile del trattamento si assicura che tali compiti e funzioni non diano adito
a un conflitto di interessi.
 
Articolo 39 - Compiti del responsabile della protezione dei dati 
 
 
1. Il responsabile della protezione dei dati è incaricato almeno dei seguenti compiti: 
a)  informare  e  fornire  consulenza  al  titolare  del  trattamento  o  al  responsabile  del  trattamento
nonché ai dipendenti che eseguono il trattamento in merito agli obblighi derivanti dal presente
regolamento nonché da altre disposizioni dell'Unione o degli Stati membri relative alla protezione
dei dati; 
b) sorvegliare l'osservanza del presente regolamento, di altre disposizioni dell'Unione o degli Stati
membri relative alla protezione dei dati nonché delle politiche del titolare del trattamento o del
responsabile del  trattamento  in  materia di  protezione dei  dati personali, compresi  l'attribuzione
delle responsabilità, la sensibilizzazione e la formazione del personale che partecipa ai trattamenti
e alle connesse attività di controllo; 
c) fornire, se richiesto, un parere in merito alla valutazione d'impatto sulla protezione dei dati e
sorvegliarne lo svolgimento ai sensi dell'articolo 35; 
d) cooperare con l'autorità di controllo; e 
e) fungere da punto di contatto per l'autorità di controllo per questioni connesse al trattamento, tra
cui  la  consultazione  preventiva  di  cui  all'articolo  36,  ed  effettuare,  se  del  caso,  consultazioni
relativamente a qualunque altra questione. 
2. Nell'eseguire i propri compiti il responsabile della protezione dei dati considera debitamente i
rischi inerenti al trattamento, tenuto conto della natura, dell'ambito di applicazione, del contesto e
delle finalità del medesimo.
 
Art. 622 c.p.
Chiunque, avendo notizia, per ragione del proprio stato o ufficio, o  della propria professione o
arte, di un segreto, lo rivela, senza giusta causa, ovvero lo impiega a proprio o altrui profitto, è
punito, se dal fatto può derivare nocumento, con la reclusione fino a un anno o con la multa da
euro 30 a euro 516 [c.p. 31].
La pena è aggravata se il fatto è commesso da amministratori, direttori generali, dirigenti preposti
alla  redazione  dei  documenti  contabili  societari,  sindaci  o  liquidatori  o  se  è  commesso  da  chi
svolge la revisione contabile della società.
Il delitto è punibile a querela della persona offesa [c.p. 120; c.p.p. 336]
 
 

 

 

Si invia per opportuna conoscenza comunicazione dei seguenti bandi di concorso:

Leggi tutto...

 
Prot. n. 917
Teramo, 01 ottobre 2009
 
A TUTTI GLI ISCRITTI
LORO SEDI
 
Oggetto: Ordinanza ministeriale sulla profilassi vaccinale dell'influenza pandemica A(H1N1).
 
Si invia per opportuna conoscenza e documentazione circolare FOFI n. 7424 in merito alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell'Ordinanza del Vice Ministro Fazio sulla vaccinazione contro l'influenza pandemica A(H1N1).

 

IL PRESIDENTE (Dr. Silvio Di Giuseppe)
IL SEGRETARIO (Dr. Davide Re)

 

Allegati:
FileDescrizioneKb
Scarica questo file (7424.pdf)Circolare n. 7424 31
Scarica questo file (7424 - All. 1.pdf)Circolare 7424 All.1Ordinanza ministeriale sulla profilassi vaccinale dell’influenza pandemica298
 
Prot. n. 918
 
A TUTTI GLI ISCRITTI
LORO SEDI
 
Oggetto: Disegno di legge n. 1628 iniziativa Sen. Astore ed altri, recante " Nuove norme in materia di iscrizione e contribuzione all'ENPAF".
 
Si trasmette, in allegato, la nota ENPAF n. 3229 del 18 agosto c.a. recante “Nuove norme in materia di iscrizione e contribuzione all’Ente nazionale di previdenza e di assistenza farmacisti”.
 
Nella seduta del 31 luglio u.s., il provvedimento è stato assegnato in sede referente alla Commissione XI (Lavoro e previdenza sociale) e, in sede consultiva, sono richiesti i pareri della Commissioni I (Affari costituzionali), V (Bilancio), VI (Finanze) e XII (Igiene e Sanità); il suo esame, tuttavia, non ha ancora avuto inizio.
 
Il disegno di legge prevede l’obbligo di iscrizione all’ENPAF solo per coloro che esercitino effettivamente l’attività professionale e siano privi di altra copertura previdenziale, riconoscendo, invece, la facoltà di iscrizione volontaria all’ente di previdenza (diritto di opzione) a tutti coloro che risultino per legge soggetti ad altra copertura previdenziale obbligatoria.
 
Tra i principali contenuti del provvedimento, si segnalano, altresì, i seguenti:
  • introduzione del metodo contributivo per la determinazione delle prestazioni previdenziali;
  • riduzione del 50% della pensione spettante agli iscritti che continuino a prestare attività lavorativa;
  • diritto al rimborso dei contributi versati, maggiorati di un tasso del 4,50 per cento, in caso di cancellazione dall’ENPAF o in caso di mancato esercizio del diritto di opzione;
  • possibilità per l’ ENPAF di istituire forme di previdenza complementare.
 
IL PRESIDENTE (Dr. Silvio Di Giuseppe)
IL SEGRETARIO  (Dr. Davide Re)
Allegati:
FileDescrizioneKb
Scarica questo file (SKMBT_60009081813180.pdf)Disegno di legge n. 1628Nuove norme in materia di iscrizione e contribuzione all'ENPAF110
 

Si invia in allegato circolare FOFI N. 7396 del 16-07-2009 ad oggetto: "AIFA-Modifica del regime di fornitura del medicinale Oxycontin".

 

 

IL VICE PRESIDENTE (Dr. Massimiliano Descisciolo)
IL SEGRETARIO (Dr. Davide Re)

Allegati:
FileDescrizioneKb
Scarica questo file (7396.pdf)Circolare FOFI n. 7396Circolare FOFI n. 739637
 

Si invia in allegato la circolare FOFI  N. 7395 del 15/07/2009 contenente il modello per la trasmissione da parte delle farmacie dei dati di cui all'ordinanza 2 luglio 2009 per agevolare i farmacisti nell'adempimento dell'obbligo.

 

IL VICE PRESIDENTE (Dr. Massimiliano Descisciolo)
IL SEGRETARIO (Dr. Davide Re)

Allegati:
FileDescrizioneKb
Scarica questo file (7395 - All_ 1.pdf)7395 - All_ 1.pdfCircolare n. 7395 All.122
Scarica questo file (7395.pdf)7395.pdfCircolare n. 739525
 
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